«Basta con l’importazione di latte dall’estero o per la zootecnica torinese sarà il collasso» è il grido di allarme lanciato dal presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, di fronte al crollo del prezzo del latte alla stalla che, da tre mesi, subisce il peso della speculazione che si fa forte dei problemi dei mercati generati dai dazi e dagli scenari internazionali turbolenti.
In provincia di Torino sono presenti oltre 800 allevamenti di mucche da latte con una presenza di oltre 120mila capi per una produzione di oltre 1.140.000 litri ogni giorno. Un settore, quello della zootecnia da latte torinese, che dà lavoro direttamente a oltre 1.350 addetti sparsi in tutti i 312 comuni della provincia (allevamenti sono presenti anche nel capoluogo), senza contare l’indotto. Un sistema produttivo ben rodato che offre latte di alta qualità richiesto dai caseifici che ne ricavano i pregiati formaggi piemontesi e i latticini che tutti i giorni i torinesi trovano sugli scaffali e sui banchi ogni giorno.
Il consumo di latte e derivati, soprattutto formaggi freschi e yogurt da parte dei torinesi (e degli italiani), dopo anni di stagnazione, è nuovamente in crescita. Le aziende si sono strutturate per soddisfare la maggior parte della domanda interna che dipende solo in minima parte dalle importazioni se queste non fossero incoraggiate dalla speculazione sui prezzi. In particolare, in provincia di Torino arriva, in questo momento a prezzi stracciati, latte dalla Danimarca, Germania, Olanda e Francia.
«Il nostro territorio è da sempre un’area vocata alla produzione di latte. I nostri allevatori sono bravissimi a produrlo con i contenuti proteici e lipidici adatti ai formaggi stagionati e freschi più gustosi, proprio come richiedono i contratti dei caseifici. Ora tutto questo sapere e questa qualità vengono snobbati per inseguire i prezzi più bassi del latte e delle cagliate importate dall’estero tradendo, così, il patto con gli allevatori».
Il latte è un prodotto estremamente deperibile che deve essere conservato adeguatamente e lavorato nel giro di pochissimi giorni. «Preferire l’importazione di latte estero che affronta lunghi viaggi prima dell’arrivo al caseificio invece del normale conferimento di latte munto alle 5 del mattino a pochi minuti di viaggio è un problema di qualità che tocca non solo gli allevatori ma tutti i consumatori che hanno diritto a consumare prodotti lattiero caseari con alti livelli nutrizionali e organolettici senza pagare il prezzo delle speculazioni. Cosa che non avviene in questo momento in cui agli allevatori non viene riconosciuto un prezzo equo ma sugli scaffali i prezzi di latte, formaggi, yogurt non si sono abbassati».
«Seguiremo questa situazione in stretto contatto con i nostri allevatori – aggiunge il direttore di Coldiretti Torino, Carlo Loffreda – Ma ribadiamo che questa partita contro la speculazione riguarda tutti. Il settore latte che parte dai nostri allevatori garantisce non solo la sopravvivenza delle aziende torinesi ma anche di un intero sistema che contribuisce alla qualità ambientale del territorio, a partire dalla presenza degli stessi campi agricoli, argine al consumo di suolo, dalla disponibilità di concime naturale prodotto dagli animali fino ai pascoli di montagna e alla stessa presenza dei prati stabili in pianura. Inoltre, molti allevamenti da latte hanno investito nella realizzazione di impianti per la produzione di biogas contribuendo alla fornitura di energia pulita e rinnovabile per tutti i cittadini».