5 Giugno 2020
Coldiretti: «Suini: stop speculazioni dei macelli»

TORINO Continua l’emergenza per gli allevatori di suini che hanno perso già fino al 40 per cento del valore dei capi e stanno lavorando nettamente sotto i costi di produzione a cui si somma l’inspiegabile rallentamento dei ritiri da parte dei macelli. È l’allarme lanciato da Coldiretti che torna a chiedere che vengano fermate le  importazioni di cosce di suini dall’estero, che nel 2019 sono state di 56 milioni ovvero più di un milione di cosce alla settimana, per i prosciutti e una maggiore valorizzazione della carne suina Made in Piemonte da parte dell’industria e della grande distribuzione nel pieno spirito #MangiaItaliano.

La filiera suinicola piemontese conta su tremila aziende, un fatturato di 400 milioni di euro e un milione e 200 mila capi destinati, soprattutto, ai circuiti tutelati delle principali Dop italiane per la preparazione della salumeria nazionale.

«Una situazione ormai insostenibile che abbiamo denunciato fin dall’inizio della pandemia quando sono iniziate le prime speculazioni con abbassamenti dei prezzi immotivati poiché la richiesta di carne suina era comunque alta - spiega Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte -. La risposta dell’industria di macellazione in questo periodo di emergenza sanitaria, nonostante l’andamento sostenuto e favorevole della domanda e la possibilità di utilizzare le cosce del circuito tutelato anche per altre produzioni, è stata quella di ridurre il numero dei suini macellati, mettendo così drasticamente in crisi le imprese. Alla luce di questa situazione Coldiretti, a livello nazionale, ha predisposto un documento con proposte concrete di intervento per il comparto suinicolo, oltre a sostenere, come imprescindibile, la necessità di estendere ai salumi l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta. Informare i consumatori dell’origine delle carni utilizzate per i salumi è un atto dovuto a tutela di una produzione piemontese d’eccellenza».

 

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