23 Febbraio 2021
Verrua Savoia: 15 cinghiali da tre mesi grufolano e mangiano l’insilato di mais

In tre mesi sottratti all’azienda zootecnica cento quintali di scorte alimentari

 

VERRUA SAVOIA – «Nonostante i numerosi interventi di abbattimento notturni di cinghiali e l’elevato numero di selvatici cacciati dalla normale attività venatoria, oltre ai soliti danni alle colture, ora i cinghiali danneggiano anche le scorte aziendali Dopo la fatica fatta a portare a casa il raccolto, quando pensi di avercela fatta, l’incubo continua». La denuncia arriva da Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, che spiega: «L’esempio più eclatante, ma non il solo, è quello dell’azienda di Massimo Caula, in località Casetto, a Verrua Savoia. Territorio con ampie zone boschive, site tra campi e prati. Un’azienda agricola a conduzione famigliare, con indirizzo cerealicolo-zootecnico, che in stalla ha 70 capi della pregiata razza bovina Piemontese. A ottobre l’agricoltore ha trinciato il mais da utilizzare per l’alimentazione degli animali durante il periodo invernale, preparando l’insilato. Sono state trinciate 10 giornate piemontesi di mais per 1.400 quintali di prodotto. Per l’insilato di mais si utilizza tutta la pianta, che viene trinciata, ammucchiata, compressa e ricoperta con un nylon per la conservazione. Ben sapendo della presenza di cinghiali l’allevatore, come fa per i campi coltivati, ha subito protetto il silomais, recintando l’area con il filo elettrico. Ora, da inizio dicembre, ha aperto il silos per utilizzarlo quotidianamente nell’alimentazione dei capi in stalla e ha rimosso la recinzione».

«Il risultato? – rimarca Andrea Repossini, direttore di Coldiretti Torino -. Una famiglia di 15 cinghiali ogni notte banchetta nel silomais. L’agricoltore stima che, negli ultimi tre mesi, i cinghiali hanno sottratto più di un centinaio di quintali di silomais. Tracce della loro presenza ci sono tutte le sere. Purtroppo non si limitano a consumare a sbafo l’insilato di mais. I cuccioli hanno distrutto il nylon di copertura, facendo entrare aria nella massa compressa, che ha così ricominciato a fermentare e a produrre muffe, pericolose per la salute degli animali. E quindi l’intera massa insilata è andata perduta, costringendo l’azienda ad acquistare altri foraggi per garantire l’alimentazione degli animali. Sin qui il danno. Poi si aggiunge la beffa perché i danni dei cinghiali all’insilato non sono rimborsabili…».

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-11-ColdirettiTorino2021

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