6 Novembre 2020
Sos Peste suina africana: la Coldiretti chiede lo stop all’import degli animali provenienti dalla Germania Per tutelare dal pericolo di contagio gli allevamenti piemontesi

“Con il diffondersi di casi di peste suina in Germania è necessario fermare immediatamente le importazioni di animali vivi provenienti o in transito dalle zone interessate per tutelare gli allevamenti piemontesi”. E’ quanto chiede il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini, in riferimento all’estendersi dei contagi in Germania, dal Brandeburgo alla Sassonia. Medesima richiesta arriva a livello regionale da Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino.

Le richieste dei dirigenti nazionali, regionali e provinciali dei berretti gialli rimarcano le preoccupazioni degli allevatori per la Psa, Peste suina africana, che si sta diffondendo in diverse parti della Germania e che può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per gli animali. Una patologia non trasmissibile agli esseri umani.

Coldiretti ricorda che questo virus può passare facilmente da un animale all’altro attraverso stretti contatti tra i capi, o con attrezzature contaminate - camion e mezzi con cui vengono trasportati gli animali, stivali ecc. - o attraverso resti di cibo che trasportano il virus. Un possibile veicolo di contagio possono essere peraltro i cinghiali il cui numero negli ultimi anni si è moltiplicato in Italia dove si stima la presenza di circa 2milioni di esemplari. Un pericolo denunciato recentemente dalla virologa Ilaria Capua, direttrice dell'Emerging Pathogens Institute, dell'Università della Florida, che ha parlato del rischio effetto domino se, oltre al coronavirus, la peste suina passasse in Italia dagli animali selvatici a quelli allevati.

Fabrizio Galliati, presidente Coldiretti Torino, informa: «Come documenta un recente documento di Ires Piemonte che analizza il settore agroalimentare regionale  alla luce dell’emergenza Covid-19, il settore suinicolo in Piemonte è rilevante e la PPB – Produzione al prezzo di base -  nell’anno 2019, ha inciso per 17,8 per cento sulla PPB delle produzioni animali e per il 7,2  per cento su tutte le attività agricole. La produzione suinicola regionale è tra le prime per importanza su scala nazionale incidendo per circa il 10 per cento. La produzione regionale è sostanzialmente indirizzata all'allevamento di suini pesanti macellati oltre gli otto mesi, utilizzando razze selezionate per l’attitudine a ottenere cosce e spalle ben sviluppate e carne tendenzialmente magra, caratteristiche necessarie per produrre insaccati di elevata qualità (prosciutti DOP). Gli allevamenti interessati sono sottoposti a un Disciplinare, specie per gli aspetti di alimentazione del bestiame; inoltre, esiste un sistema di tracciabilità delle cosce, anche sul prodotto finito. La maggioranza dei capi allevati in regione è destinata alla trasformazione in insaccati, mentre il mercato delle carni fresche viene alimentato soprattutto attraverso le importazioni».

Secondo lo studio di Ires Piemonte in Piemonte, a fine 2019, si contavano 1.245.977 capi suini distribuiti in 2.801 allevamenti. La modalità di allevamento prevalente è quella stabulata e riguarda il 92 per cento degli allevamenti e il 99 per cento dei capi. Il 42 per cento degli allevamenti sono orientati alla produzione da ingrasso e concentrano i 71 per cento dei capi. Presenti anche 281 allevamenti a ciclo aperto che gestiscono da soli poco più di un quarto dei capi suini: questi sono allevamenti di grandi dimensioni. Molto numerosi sono gli allevamenti definiti “familiari”. Essi rappresentano il 47% degli allevamenti, ma nel complesso hanno un numero di capi del tutto irrisorio».

«Considerata la facilità di trasmissione della Peste suina africana – aggiunge Andrea Repossini, direttore di Coldiretti Torino,– va evitato il rischio che il contagio possa essere esteso agli allevamenti di suini Made in Piemonte. Una eventualità che rappresenterebbe un grave danno economico per le imprese suinicole piemontesi, che stanno già fronteggiando l’emergenza coronavirus Covid-19».

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