25 Marzo 2020
Prorogati i permessi di soggiorno per i lavoratori stagionali

L’agricoltura piemontese assorbe 40mila lavoratori stranieri, con 25mila gli stagionali

TORINO «Il ministero dell’interno ha prorogato i permessi di soggiorno per lavoro stagionale in scadenza. Per gli stranieri è così scongiurato il rischio di dover rientrare nel proprio Paese proprio con l’inizio della stagione di raccolta nelle campagne – informa Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, che aggiunge –, Coldiretti aveva chiesto con urgenza il provvedimento per sopperire alla mancanza di manodopera stagionale in agricoltura e non pregiudicare le fornitura di generi alimentari a negozi e supermercati».

 Fabrizio Galliati aggiunge: «La proroga secondo la circolare del ministero degli Interni dura fino al 15 giugno e riguarda i permessi di soggiorno in scadenza dal 31 gennaio al 15 aprile. Una esigenza resa più urgente dal caldo inverno che ha anticipato la maturazione delle primizie come fragole e asparagi proprio nel momento in cui la chiusura della frontiere per l’emergenza sanitaria ha bloccato l’arrivo nelle campagne italiane di lavoratori dall’estero».

Con la chiusura delle frontiere alla circolazione delle persone è a rischio più di ¼ del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero. I lavoratori stranieri in Italia trovano regolarmente occupazione stagionale in agricoltura fornendo il 27 per cento del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore.

«L’agricoltura piemontese assume ogni anno poco meno di 40mila lavoratori stranieri, di questi oltre 25mila sono stagionali. In Piemonte la maggioranza degli immigrati extracomunitari viene impiegata in attività agricole a carattere stagionale che riguardano specialmente la raccolta, la cernita e l’immagazzinamento della frutta – mele, pere., pesche e kiwi – e dell’uva da vino. Molto ricercati sono, pure, gli immigrati che operano nel settore zootecnico; in tal caso le attività svolte si riferiscono al governo della stalla, alla mungitura, alla vigilanza e alla cura del bestiame in genere. Un altro settore nel quale sono impiegati i lavoratori immigrati è quello orto-flororo-vivaistico, dove svolgono soprattutto attività di raccolta e di preparazione del prodotto per la commercializzazione. In crescita è l’utilizzo di lavoratori extracomunitari negli agriturismi».

«In Piemonte i principali Paesi di provenienza della manodopera extracomunitaria con origine europea risultano ormai essere in prevalenza Macedonia e Albania, della zona africana mediterranea si conferma il Marocco. Per quanto riguarda la componente comunitaria le assunzioni di cittadini rumeni costituiscono la maggioranza delle assunzioni agricole totali. Alla nazionalità dei lavoratori immigrati è sovente legata una sorta di “etnicizzazione delle mansioni”: marocchini, pakistani e indiani sono ricercati dalle aziende zootecniche del torinese e cuneese per la loro particolare attitudine a prendersi cura del bestiame allevato. Macedoni e albanesi, trovano spessissimo impiego nelle operazioni inerenti alla vendemmia nelle Langhe e nel Monferrato astigiano e cuneese, nonché nella raccolta della frutta nel saluzzese».

   Michele Mellano, direttore di Coldiretti Torino, aggiunge: «E’ ora necessaria una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università attività economiche e aziende sono chiuse e molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta nelle campagne. I voucher erano stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 proprio in agricoltura con la vendemmia per le peculiarità dell’offerta di lavoro nelle campagne. Nel corso degli anni successivi quello dei campi è stata l’unico settore rimasto legato all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni – solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito – e gli accresciuti appesantimenti burocratici che ne hanno limitato l’utilizzo e per questo ora in una situazione di emergenza vanno eliminati». «Il momento attuale – conclude Michele Mellano – rende necessaria una radicale semplificazione per favorire la diffusione di uno strumento con importanti effetti sull’economia e il lavoro e che si era dimostrato valido nel favorire l’occupazione e l’emersione del sommerso».

 

-27ColdirettiTorino2020