20 Maggio 2020
Manodopera stagionale agricola: l’apertura delle frontiere Ue non basta

Molti lavoratori arrivano da Paesi extra Ue

Per Coldiretti occorre snellire il voucher agricolo

 

TORINO - «L’apertura delle frontiere italiane ai cittadini europei  è utile a far arrivare manodopera da Romania, Polonia e Bulgaria, anche se molti lavoratori che solitamente venivano nelle nostre campagne, provengono da Paesi extra Ue come Albania e Macedonia». Sono parole di Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino a commento della riapertura delle frontiere a partire dal 3 giugno senza obbligo di quarantena ai cittadini europei. L’apertura di corridoi verdi per la libera circolazione degli stagionali agricoli all’interno dell’Unione europea, che è stata sollecitata dalla stessa Commissione Ue, ha già permesso a decine di migliaia di lavoratori comunitari di tornare a lavorare nelle campagne della Germania e della Gran Bretagna grazie a accordi tra i diversi Paesi e la stessa Francia ha da poco annunciato l’apertura delle proprie frontiere ai lavoratori dell’area Schengen.

«E’ una soluzione che consente di garantire professionalità ed esperienza alle nostre imprese agricole – aggiunge Fabrizio Galliati – anche se non risolve ancora del tutto il problema. Per garantire la sicurezza si attende ora che venga siglato il protocollo anti-contagio per il settore agricolo con i ministri competenti e l’assistenza dell’Inail. Il tempo stringe: i lavoratori stranieri, infatti, vengono impiegati in Piemonte per la raccolta della frutta e poi per la vendemmia. In Piemonte più di 8mila imprese ortofrutticole necessitano di 20mila raccoglitori; 5mila aziende vitivinicole usano manodopera stagionale per la raccolta dell’uva».

Fabrizio Galliati chiude con un appello: «Serve una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa ridurre la burocrazia e consentire a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università e molte attività economiche sono rallentate e tanti lavoratori sono in cassa integrazione».

 

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