27 Aprile 2020
L’emergenza coronavirus non ferma cinghiali e selvatici

Con la primavera tornano i danni nei campi

TORINO Anche in tempi di emergenza Coronavirus, puntuali con la primavera, tornano i danni da cinghiali alle colture agricole. Non solo: le restrizioni alla mobilità, causate dal covid-19 stanno complicando la gestione faunistica dei selvatici e rallentando l’abbattimento dei cinghiali.

DANNI DA CINGHIALI ALLE COLTURE «Con le semine primaverili tornano puntuali i danni da cinghiale – informa Giovanni Rolle, vice direttore di Coldiretti Torino –. In queste settimane, come ogni primavera, purtroppo, assistiamo all’ impennata dei danni alle colture. La collina chivassese e torinese, l’asta fluviale del Po, il parco e pre-parco della Mandria, l’area dei cinque laghi di Ivrea, lo sbocco in pianura della Valle Susa e molte altre aree di fondovalle sono pesantemente colpite.

In questo momento dell’anno i cinghiali attaccano soprattutto le semine di mais e, in qualche caso, i seminati di grano, dove vanno a dissotterrare le spighe rimaste interrate dalla lavorazione dell’anno precedente. Ci sono poi danni sulla cotica erbosa dei prati».

ABBATTIMENTI RALLENTATI «Le restrizioni alla mobilità delle diverse autorità a seguito dell’emergenza Coronavirus – prosegue Giovanni Rolle -, hanno rallentato gli interventi di contenimento. Gli abbattimenti e tutta l’attività di controllo faunistico possono essere svolti anche nel tempo del Coronavirus:  questo risulta chiaramente dai provvedimenti e dalle disposizioni della Regione Piemonte, della Città metropolitana di Torino e delle Prefetture. Il controllo dei selvatici è essenziale per il mantenimento della filiera produttiva agricola e rientra quindi nelle attività che è possibile svolgere. Serve però qualche passaggio burocratico e amministrativo in più. Rispetto ai tempi ordinari in quanto deve essere attestata l’urgenza, l’indifferibilità e l’indispensabilità degli interventi di abbattimento. Il risultato? Anche a fronte della grande disponibilità di Città metropolitana e ATC, Ambiti territoriali di caccia, a proseguire con gli interventi, questi hanno subito rallentamenti. Anche la chiusura dell’impianto di incenerimento presso la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Torino, dove finivano i selvatici abbattuti non destinabili al consumo, non ha certo agevolato».

CORSO INTERROTTO «L’emergenza Coronavirus – prosegue Giovanni Rolle -, con il blocco della didattica, ha portato all’interruzione del secondo corso per l’abilitazione degli abbattitori che si teneva nel campus universitario di Grugliasco. Vi partecipavano 140 agricoltori ed era ormai in fase conclusiva. Il primo corso aveva visto partecipare 300 agricoltori o proprietari di fondi, abilitati per gli interventi di abbattimento, a disposizione del sistema delle attività di controllo dei selvatici».

RISARCIMENTO DANNI RALLENTATO «L’emergenza Covid-19 ha rallentato anche le procedure per i risarcimenti – continua Giovanni Rolle –. Sostanzialmente, nelle prime settimane di emergenza si è praticamente bloccata la procedura delle perizie di accertamento in campo, a causa di interpretazioni difformi tra i diversi soggetti interessati. Solo negli ultimi giorni la Regione Piemonte ha definitivamente chiarito che in ogni caso, con le adeguate cautele a tutela degli operatori e degli agricoltori, si può - e si deve! - procedere all’accertamento dei danni e così ci aspettiamo avvenga. Consigliamo agli imprenditori agricoli di seguire con attenzione le procedure di richiesta danni, segnalando espressamente la eventuale necessità di sopraluogo di accertamento urgente per la risemina, a “marcare stretto” chi deve eseguire le verifiche e, eventualmente, a documentare, con video o fotografie lo stato dei fatti. »

INTERVENTI FORTI E SIGNIFICATIVI Giovanni Rolle chiude così: «In un momento drammatico per l’emergenza epidemiologica Coronavirus, con i tanti lutti che hanno colpito le nostre comunità, la questione ungulati diviene ovviamente secondaria; tuttavia, per le imprese colpite, la situazione è economicamente molto pesante. Una volta superata l’emergenza per il Covid-19 sarà il caso di avviare interventi forti e significativi per fronteggiare la fauna problematica. A partire da abbattimenti numericamente adeguati. Questo chiedono gli agricoltori».

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-60ColdirettiTorino2020