15 Novembre 2019
I frutticoltori piemontesi sono sottopagati

CAVOUR – “Settore frutticolo, quale futuro”. E’ il tema del convegno di oggi, venerdì 15 novembre, svolto nell’ambito della 40esima edizione di Tuttomele, nel Palatenda dell’area fieristica. Evento organizzato da Coldiretti Torino, Comune di Cavour, ProCavour e Agrion. Due i dati emersi. La frutta coltivata in Piemonte è sottopagata. In nove anni, dal 2010 a oggi, la moria del kiwi ha visto ridurre gli ettari investiti da 5.421 a 3.951.
Dopo l’indirizzo di saluto di Sergio Paschetta, sindaco di Cavour e di Marcello Bruno, Presidente della ProCavour, il convegno – moderato da Michele Mellano, direttore di Coldiretti Torino – si è aperto con l’intervento di Franco Ramello, responsabile economico Coldiretti Piemonte con una relazione sulle proposte di Coldiretti per superare la crisi del settore frutticolo. «Il comparto frutticolo piemontese – ha detto Franco Ramello - si estende su una superficie di 18.479 ettari, conta 7.950 aziende, un fatturato di 500 milioni di euro. La provincia di Cuneo conta il 60 per cento della realtà frutticola; il 25% è nel torinese; il 10% nel vercellese, le restanti provincie contano tutte su un 5%». Franco Ramello ha informato: «Per le mele i frutticoltori hanno costi di produzione di 0,37 euro per chilogrammo. La Gdo, Grande distribuzione organizzata, liquida ai produttori 0,30 euro/kg dopo 300 giorni. Sugli scaffali i consumatori le mele le pagano 1,59 euro per kg». «A livello regionale – ha detto Franco Ramello – Coldiretti ha chiesto l’attivazione di un osservatorio regionale sui prezzi e sulle dinamiche della filiera della frutta, oltre a una nuova campagna di promozione a sostegno del consumo di frutta piemontese».
Lorenzo Berra, Coordinatore tecnico-scientifico della Fondazione Agrion, ha fornito i numeri della superficie frutticole piemontesi: il melo si estende su 6.463 ettari; l’actinidia conta 3.591 ettari; il pesco 1.609 ettari; le nettarine 2.117 ettari; il susino 1.242 ettari; il pero 1.403 ettari; l’albicocco 700 ettari; il ciliegio 320 ettari; il nocciolo 24.555 ettari». Tra gli elementi di preoccupazione Lorenzo Berra ha segnalato «La moria del kiwi, con la riduzione delle superfici passate da 5.421 ettari nel 2010 agli attuali 3.951 ettari, di cui si stima solo il 40 per cento ancora indenni».
Sergio Bunino, frutticoltore e tecnico frutticolo, ha relazionato sulla vocazione e sul cammino della frutticoltura del pinerolese e cavourese: «A partire dagli anni Sessanta è iniziato l’esperienza della lotta guidata. Negli anni Ottanta si è avviata la lotta integrata. Negli anni Duemila è arrivata la lotta biologica e dall’anno 2015 sono partite le produzioni frutticole biodinamiche. Oggi l’area pinerolese-cavourese conta oltre 300 ettari di melo biologico e oltre 100 ettari di pero bio».
Danilo Rivoira, responsabile Area Commerciale Banca di Cherasco ha chiuso gli interventi tecnici con una relazione sul tema “Le nuove opportunità per i frutticoltori ”. Al convegno ha portato un indirizzo di saluto Giacomo Ballari, presidente Fondazione Agrion.
A chiudere la mattinata Fabrizio Galliati, presidente Coldiretti Torino: «A livello nazionale Coldiretti ha proposto il divieto di cessione dei prodotti agricoli con prezzi inferiori ai costi di produzione e lo stop alle aste a doppio ribasso. Coldiretti lavora per ottenere l’etichettatura obbligatoria anche per l’ortofrutta trasformata e l’eliminazione del segreto di Stato per le importazioni. Le richiesta Coldiretti per il contesto europeo sono queste: l’allineamento di normative e condizioni di mercato all’interno dell’Unione Europea; lo stop all’importazione di prodotti extraeuropei che non rispettano la normativa italiana di produzione e la tutela del lavoro e dell’ambiente. Naturalmente servirebbero anche nuovi sbocchi di mercato a livello internazionale».
Fabrizio Galliati ha continuato così: «Le nostre aziende frutticole non possono continuare ad avere i saldi solo dopo 180-300 giorni dalla consegna della frutta. Anche la mancanza di un prezzo stabilito al conferimento va eliminata, così come occorre porre rimedio all’insolvibilità da parte delle centrali di acquisto». Il presidente di Coldiretti Torino ha chiuso ricordando la richiesta presentata da Coldiretti per «attivare un osservatorio regionale sul comparto frutticolo e per ottenere la dichiarazione, da parte della Regione Piemonte, dello stato di crisi per il settore frutticolo».

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