17 Febbraio 2020
Da Coldiretti: “No alla tassa sulla carne”

Gli allevamenti made in Piemonte sono importanti per l’intero settore primario e per la valorizzazione delle razze storiche

 

TORINO - Alla tassa sulla carne sono contrari nove italiani su 10. Sono quelli che continuano a mangiarla, nonostante le fake news, gli allarmismi infondati, le provocazioni e le campagne diffamatorie. Questo afferma la Coldiretti sulla base dei dati Eurispes, a commento della proposta di un gruppo di animalisti, appoggiati da parlamentari europei, di tassare la carne – bovina, suina e di pollo – con una nuova imposta al 25 per cento che, una volta a entrata a regime, nel 2030, servirebbe a togliere dalle tasche dei consumatori europei 32 miliardi di euro l’anno per finanziare il Green deal.

Coldiretti ribadisce che non esiste studio che provi che mangiare carne in giuste quantità sia dannoso per la salute. Al contrario, i vantaggi di una dieta completa, che la includa, sono scientificamente indiscussi. Se ne può fare a meno integrando la sua mancanza con altri prodotti animali, come uova in primis, latte e derivati, e in alcuni casi assumendo integratori di vitamine e minerali.

Il Piemonte, per quanto riguarda la carne, detiene il primato in Italia nella valorizzazione delle carni da razze storiche italiane. La zootecnia riveste un ruolo di grande importanza non solo per il settore primario ma per l’intero tessuto economico regionale. La filiera bovina conta 800mila capi e 7mila aziende, quella suina 1.200.000 capi, distribuiti in tremila aziende, quella ovina 122mila capi per duemila aziende, quella caprina 67mila capi e tremila aziende, quella avicola 32milioni di capi per 1,158 aziende e quella cunicola 2milioni di capi con 110 aziende.

Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, commenta: «La carne prodotta dagli agricoltori torinesi e piemontesi nasce da un sistema di allevamento che, per sicurezza e qualità, non ha eguali al mondo. Un sistema consolidato anche grazie a iniziative di valorizzazione attuate dagli allevatori, con l’adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne, attraverso le fattorie e i mercati di Campagna Amica. Scegliere carne made in Piemonte significa preservare territori dallo spopolamento e dal degrado ambientale, oltre che valorizzare scelte imprenditoriali in aree difficili».

 

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