26 Marzo 2020
Coronavirus: pesanti ripercussioni per il settore florovivaistico torinese

In provincia ci sono 400 aziende con oltre mille addetti

 

TORINO Senza fiori e piante in tutta Italia sono a rischio 200mila posti di lavoro in uno dei settori più belli e amati del Made in Italy che vede impegnate 27mila imprese, piombate in grave difficoltà con il divieto di cerimonie come battesimi, matrimoni, lauree e funerali ma anche per il blocco della mobilità e la chiusura dei negozi. Ci sono pesanti ripercussioni anche per il settore florovivaistico torinese.

Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, informa: «Coldiretti lancia l’allarme sulle difficoltà provocate dall’emergenza Coronavirus al settore florovivaistico, dove l’Italia ha svolto fino a ora un ruolo di leader nel mondo con il record per le esportazioni florovivaistiche che, nel 2019, hanno raggiunto ben 904 milioni di euro di piante, fiori e fronde, dirette soprattutto in Francia, Germania e l’Olanda». Galliati informa sui numeri del florovivaismo torinese: «La produzione florovivaistica torinese è estremamente vivace e produce una vastissima gamma di prodotti che spaziano dal fiore reciso alla pianta fiorita stagionale come il geranio o il crisantemo, ma anche piantine da orto e piante da frutta che i produttori vendono attraverso i canali all'ingrosso e al dettaglio, inoltre a Torino è presente il mercato fiori, secondo solo a quello di Sanremo. Oggi la floricoltura torinese conta su 400 aziende florovivaistiche, con una Plv, Produzione lorda vendibile, annua stimata in 35-40 milioni di euro. Gli addetti impiegati direttamente nel settore sono più di mille, con relativo indotto e servizi collegati.».

«L’emergenza coronavirus non ha precedenti come impatto e sta compromettendo la redditività delle aziende agricole che investono con mesi di anticipo rispetto al periodo di vendita – rileva ancora Fabrizio Galliati –. Niente fiori per gli innamorati, per la mamma, per i propri cari nei cimiteri che in molti casi restano chiusi come i mercati settimanali, i fioristi e i centri giardinaggio. Nei vivai si sono azzerati gli acquisti di fiori recisi, di fronde e fiori in vaso, le produzioni tipiche della primavera e si sono fermate anche le vendite e l’export di alberature e cespugli, in un periodo in cui per molte aziende si realizza oltre il 75 per cento del fatturato annuale, grazie ai tanti appassionati dal pollice verde che con l’aprirsi della stagione riempiono di piante e fiori case, balconi e giardini, ma ricordiamo anche gli appassionati della coltivazione di ortaggi che nei loro orti privati producono importanti quantitativi di verdure che servono per il sostentamento della propria famiglia e che rappresentano centinaia di tonnellate di prodotto che per generare frutti deve essere impiantato in questo periodo».

«Nel pieno rispetto di tutte le disposizioni sulle restrizioni per contenere il contagio i vivai sono chiusi al pubblico – spiega Michele Mellano, direttore di Coldiretti Torino –, ma continuano a lavorare al loro interno per garantire la massima qualità di piante e fiori italiani e visto che i cittadini devono per forza restare a casa gli agricoltori che gestiscono i vivai della Coldiretti si stanno organizzando per fare consegne a domicilio, con contratti per telefono o mail». Michele Mellano chiude così: «Il settore ha bisogno di misure urgenti e il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per evidenziare le drammatiche conseguenza per un settore importante del Made in Italy che vale 2,5 miliardi di euro e che senza interventi specifici di sostegno rischia pesanti ripercussioni».

 

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