17 Novembre 2020
Coldiretti: «Covid: senza brindisi delle feste si aggrava crisi del vitivinicolo Made in Piemonte»

Serve piano strategico per internazionalizzazione

 

Il Natale e il Capodanno senza brindisi costano 1,2miliardi di euro, che sono stati spesi lo scorso anno dagli italiani, in casa e fuori, solo per imbandire con vini e spumanti le tradizionali maxi tavolate delle feste di fine anno che rischiano di sparire a causa del Coronavirus. Sempre per quest’ultimo  il mondo del vino per la prima volta in 30 anni registra una frenata dell’export con un calo del 3,2% in valore nei primi sette mesi del 2020 con una storica inversione di tendenza che non ha precedenti. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti che ha promosso l’incontro “Covid, la sfida del vino Made in Italy”. Con il moltiplicarsi dei Paesi che hanno adottato misure di contenimento con la chiusura di bar e ristoranti sale il conto dei danni alle esportazioni di vino italiano che è il più bevuto nel mondo. Germania, Stati Uniti e Regno Unito che rappresentano i principali mercati di sbocco delle bottiglie tricolori sono infatti in sofferenza per il rapido diffondersi della pandemia che rischia di compromettere anche gli ordini per la fine dell’anno.

Per la tavola delle feste il Piemonte è da sempre in pole position con la sua tradizione vitivinicola d’eccellenza che annovera etichette particolarmente adatte per i brindisi delle feste. Dall’Asti spumante, la cui produzione si aggira sui 60 milioni di bottiglie, al Moscato d’Asti, 30 milioni di bottiglie, dall’Asti tipologia secco, 2 milioni di bottiglie, all’Alta Langa di cui se ne producono 1,3 milioni: i consumatori non hanno che l’imbarazzo della scelta.

«Quest’anno il Covid ha colpito, e continuerà a farlo, il comparto vitivinicolo, penalizzato già dalla chiusura del canale Ho.Re.Ca e dalla mancanza di turisti stranieri che apprezzavano particolarmente i nostri vini di elevata qualità tanto che le perdite sono arrivate al 70-80 per cento – afferma Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino -. L’internazionalizzazione è dunque una scelta obbligata per il nostro Paese che deve cogliere questo momento di crisi per mettere a punto una strategia più incisiva di presenza sui mercati stranieri. Vanno aiutate le imprese a superare questo difficile momento e va preparata la ripresa con un piano straordinario di internazionalizzazione anche con la creazione di nuovi canali commerciali e una massiccia campagna di comunicazione superando l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse puntando, in primo luogo, ad una regia nazionale attraverso un’agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo, valorizzando il ruolo strategico dell’Ice e con il sostegno delle ambasciate. A livello nazionale, la nostra Organizzazione è impegnata nella campagna #iobevoitaliano per promuovere gli acquisti, ma serve anche sostenere con investimenti pubblici e privati la ripresa delle esportazioni con il vino che rappresenta un elemento di traino della nostra economia sui mercati mondiali».

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