26 Novembre 2020
Coldiretti: «Con Covid-19 stalle di suini a rischio»

Sono 100mila i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi delle stalle italiane dove si allevano i maiali per le produzioni di prosciutti e i salami Dop della tradizione Made in Italy. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti nazionale Ettore Prandini, nelle lettere scritte ai ministri dell’Agricoltura Teresa Bellanova, della Salute Roberto Speranza e degli Esteri Luigi Di Maio sulla pesante crisi generata dall’emergenza Covid. «Per questo – afferma Ettore Prandini – nella prossima legge di Bilancio è necessario prevedere forme di sostegno sul piano fiscale per i produttori di carne suina e, nello specifico, attraverso l’aumento della percentuale compensazione Iva fino al 10 per cento».

«La filiera suinicola è strategica per il Paese con un valore di oltre 20 miliardi di euro e 8,3 milioni di capi allevati, ma è anche uno dei settori più esposti alle conseguenze delle misure di contenimento della pandemia - dice Prandini nel sottolineare che  - il livello di quotazioni il prezzo dei suini si è ridotto da marzo a giugno di oltre il 36 per cento, e da ottobre a novembre di oltre il 17 per cento, con una tendenza che è strettamente collegata alla chiusura e alla limitazioni della ristorazione e perdite così importanti mettono a rischio la tenuta stessa dell’intero sistema di allevamento e trasformazione, tenuto conto della destinazione di oltre l’80 per cento dei suini nazionali a salumi di eccellenza DOP».

Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, aggiunge: «Il quadro economico è reso più critico dall’inatteso aumento delle materie prime per l’alimentazione dei suini che rappresenta quasi i due terzi del costo totale dell’allevamento. L’emergenza Covid sta innescando un nuovo cortocircuito sul fronte delle materie prime nel settore agricolo che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri».

«Ma a preoccupare gli allevatori – aggiunge Andrea Repossini, direttore di Coldiretti Torino – è anche il rischio di ingresso della Peste Suina Africana sul territorio nazionale contro la quale è necessario tenere alta la guardia fino al blocco delle importazioni di animali vivi da zone che possano rappresentare una minaccia veicolata dai cinghiali, di cui è fondamentale il contenimento della popolazione. Un altro elemento di crisi è rappresentato dall’invasione di carne tedesca e nord europea che ha fatto crollare i prezzi in Italia dopo che la Cina ha limitato le sue importazioni dalla Germania mentre ancora troppe limitazioni pesano sulla vendita dei prodotti Made in Italy al gigante asiatico».

«Di fronte a questo drammatico scenario – continua Ettore Prandini – a livello nazionale è necessario intervenire con urgenza con nuove risorse a sostegno dell’intero comparto suinicolo, a partire dagli allevamenti di scrofe che rappresentano il primo e fondamentale anello della filiera 100% italiana che può contare adesso sull’entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta l’indicazione di provenienza su salami, mortadella, prosciutti e culatello per sostenere il vero Made in Italy e smascherare l’inganno della carne tedesca o olandese spacciata per italiana».

«Coldiretti chiede di salvaguardare un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare soprattutto in un momento in cui, con l’emergenza Covid -19, il cibo ha dimostrato tutta la sua strategicità per difendere l’Europa dalle turbolenze provocate dalla pandemia che ha scatenato corse agli accaparramenti e guerre commerciali con tensioni e nuove povertà - prosegue il presidente della Coldiretti Torinese Fabrizio Galliati  nel sottolineare che si tratta di - un obiettivo che può essere raggiunto solo garantendo un budget adeguato a sostegno degli agricoltori per fare fronte alle nuove sfide ambientali e climatiche e non dipendere dall’estero per cibo e bevande».

Andrea Repossini chiude così: «Per evitare il crack della zootecnica è importante il via libera agli aiuti per gli allevamenti che risponde alle richieste di Coldiretti e di Filiera Italia di tutelare un settore strategico per il Made in Italy a tavola. Il decreto prevede un incremento del sostegno agli allevamenti di maiali - sollecitato da Coldiretti – con l’aumento fino a 30 euro dell’aiuto già previsto per le scrofe, che oggi è fissato fino a 18 euro, raddoppiando così la dotazione. E’ importante ora utilizzare subito questi fondi che, se non utilizzati entro fine anno rischiano di andare persi».

Secondo un recente studio di Ires Piemonte “Lo scenario dell’emergenza Covid-19” - la produzione suinicola regionale è tra le prime per importanza su scala nazionale, incidendo per il 10 per cento. La produzione regionale è sostanzialmente indirizzata all'allevamento di suini pesanti macellati oltre gli otto mesi, utilizzando razze selezionate per l’attitudine a ottenere cosce e spalle ben sviluppate e carne tendenzialmente magra, caratteristiche necessarie per produrre insaccati di elevata qualità (prosciutti DOP). La maggioranza dei capi allevati in regione è destinata alla trasformazione in insaccati, mentre il mercato delle carni fresche viene alimentato soprattutto attraverso le importazioni. A fine 2019 in Piemonte si contavano 1.245.977 capi suini (Anagrafe zootecnica nazionale) distribuiti in 2.801 allevamenti. La modalità di allevamento prevalente è quella stabulata e riguarda il 92% degli allevamenti e il 99% dei capi. Il 42% degli allevamenti sono orientati alla produzione da ingrasso e concentrano i 71% dei capi. Presenti anche 281 allevamenti a ciclo aperto che gestiscono da solo poco più di un quarto dei capi suini, questi sono allevamenti di grandi dimensioni. Molto numerosi sono gli allevamenti definiti “familiari”. Essi rappresentano il 47% degli allevamenti, ma nel complesso hanno un numero di capi del tutto irrisorio.  Sempre in Piemonte, dagli elenchi del Ministero della Salute risultano attivi 244 stabilimenti per la macellazione di suini.

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