20 Dicembre 2022
Cinghiali, servono più guardiacaccia e l’autodifesa degli agricoltori

Il depopolamento dei cinghiali può essere attuato solo con un approccio d’emergenza e con il coinvolgimento di una catena di figure professionali impegnate costantemente nelle operazioni di abbattimento e smaltimento. Inoltre, va appoggiata la riforma della legge nazionale sulla fauna selvatica per una migliore gestione del problema.

È quanto emerso nell’incontro tra Coldiretti Torino e la Città Metropolitana, ieri sera, a Palazzo Carpano, sede torinese di Coldiretti. Il consigliere metropolitano delegato all’ambiente a alla gestione della fauna, Gianfranco Guerrini ha parlato di fronte all’intero Consiglio della Federazione provinciale Coldiretti, al presidente Bruno Mecca Cici, al direttore Andrea Repossini.

La maggiore associazione del mondo agricolo e il rappresentante dell’ente metropolitano di area vasta si sono trovati d’accordo nel chiedere alla Regione e al Governo un approccio completamente nuovo al problema ma hanno anche trovato un’intesa per alcune richieste puntuali e immediate.

Coldiretti Torino sosterrà la richiesta alla Regione per aumentare da subito il numero di guardiacaccia in servizio in Città Metropolitana abilitati agli abbattimenti della fauna selvatica. Oggi l’ex Provincia di Torino dispone soltanto di 4 dipendenti impiegati anche in questa mansione. In 4 hanno abbattuto nel 2022 oltre 400 cinghiali, ma è evidente che 4 guardiacaccia non bastano: la Città Metropolitana avrebbe bisogno che la Regione (che è il vero ente competente per la materia fauna selvatica), preveda le risorse per l’assunzione di altro personale da destinare alla Città Metropolitana: l’ipotesi regionale di 25 agenti da suddividere tre le 8 province piemontesi è stata ritenuta insufficiente.

Nel frattempo, Coldiretti Torino e Città Metropolitana si sono trovati d’accordo su un maggiore numero di gabbie di cattura da distribuire agli agricoltori; su procedure rapide per l’omologazione delle gabbie autocostruite dalle aziende agricole e per promuovere un coordinamento tra gli enti (Città Metropolitana, ATC-CA, Parchi) che si occupano di gestione faunistica sul territorio.

L’obiettivo è arrivare a 15-16mila cinghiali abbattuti almeno nel 2023, visto che nell’anno che sta terminando, sono stati abbattuti solo 3.500 capi tra caccia ordinaria (in braccata), caccia di selezione, controllo notturno e cattura con gabbie, invece dei 16mila previsti per fermare i danni nei campi ma soprattutto evitare le diffusione della Peste suina africana.

Entrambi si sono anche dichiarati d’accordo nel richiedere alla Regione un cambio dei vertici degli ATC e CA, senza nessuna proroga rispetto alle scadenze naturali degli organismi di gestione, e nel richiedere che non si tocchi il principio dell’incompatibilità tra il possesso di licenza di caccia e la nomina negli organismi di gestione in rappresentanza di soggetti che non appartengono al mondo venatorio (enti locali, rappresentanze agricole e ambientaliste) per evitare che ATC e CA siano gestiti sono perseguendo gli interessi dei cacciatori.

«Abbiamo registrato una grande disponibilità da parte del consigliere delegato – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Non abbiamo motivo di dubitare che, ora, alle dichiarazioni di intenti seguano i fatti. Sosterremo presso la Regione un aumento della pianta organica (oggi davvero ridicola) in servizio in Città Metropolitana ma ci aspettiamo anche che tutti gli ostacoli burocratici che dipendono dalla Città Metropolitana siano rimossi da oggi, a partire dai tempi di autorizzazione per gabbie e controllo notturno, dallo snellimento delle procedure di comunicazione di intervento, di cattura e smaltimento dei cinghiali abbattuti».

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