10 Settembre 2021
Erbaluce di Caluso: desta perplessità tra i produttori del Canavese la proposta di allargare la zona di produzione

CALUSO – Desta perplessità tra i produttori di Erbaluce di Caluso la proposta di allargare l’attuale zona di produzione. Gianluigi Orsolani, viticoltore a San Giorgio, informa: «La proposta di allargamento oggi arriva da alcuni soci del Consorzio per la Tutela e la valorizzazione dei vini Docg di Caluso e Doc di Carema e Canavese che vogliono sottolineare il fatto che un nome di vitigno non può essere a uso esclusivo di una denominazione» e poi aggiunge subito: «La mia posizione è questa. A livello europeo, tra 550 vitigni registrati, solo undici vitigni italiani, tra cui tre piemontesi, hanno il nome del vitigno collegato al nome del toponimo che, nel nostro caso è Caluso e quindi non si può mai usare il nome Erbaluce se non con il toponimo Caluso. Questo tipo di protezione è stata data dalla Comunità europea nel 2009. Una eccezionalità che non può essere banalmente lasciata andare senza essere adeguatamente difesa. Gli unici che possono decidere di uscire fuori da questo tipo di protezione sono i produttori stessi, votando l’abbandono di questa protezione. Una protezione che potrebbe essere cancellata anche con una sentenza del Tar o da una modifica delle leggi. Oggi si sta facendo pressione affinché i viticoltori stessi votino per un abbandono di questo tipo di protezione. Io dico questo: quando uno pensa al Canavese si ricorda della storia dell’Olivetti e dell’Erbaluce di Caluso. Io ritengo questo vitigno molto importante per la promozione e il turismo del territorio. L’eventuale allargamento rappresenterebbe un indebolimento della eccezionalità del nostro territorio collegato al nome del vitigno Erbaluce».

Massimiliano Bianco, produttore di Erbaluce, delle cantine Briamara, di Cuceglio, spiega: «La motivazione principale della nostra contrarietà all’allargamento dei territori di produzione è che l’Erbaluce è un vitigno autoctono, l’Erbaluce è doc da oltre 50 anni, è una delle prime doc piemontesi. Un vitigno radicato nel Canavese grazie ai romani». «La richiesta di allargare i territori di produzione dell’erbaluce arriva dopo che i vigneti sono stati impiantati – prosegue Massimiliano Bianco -. Non sarebbe stato meglio ragionare prima di impiantare nuovi vigneti di Erbaluce fuori dalle attuali zone vocate. Oggi sono 36 i comuni che possono fregiarsi della Docg Erbaluce. Invece di impiantare nuovi vigneti in territori fuori dal Canavese sarebbe stato meglio realizzare nuovi vigneti nelle aree libere delle zone vocate. Allargare i territori di produzione dell’Erbaluce potrebbe portare a un abbassamento del valore del prodotto: così è successo con il Prosecco. Non solo: oggi contiamo su 250 ettari vitati Erbaluce, se un domani raddoppieremo la superficie vitata indubbiamente il terreno si svaluterà».

Bruno Giacometto, produttore di Erbaluce, con azienda e vigneti a Caluso, afferma: «Il nome Erbaluce di Caluso è conosciuto come il vino di questa zona, del Canavese. In questi anni, abbiamo lavorato in questa direzione. Allargare la zona di produzione come minimo porterà confusione. E poi, sul mercato arriverebbero altri Erbaluce, completamente diversi come caratteristiche organolettiche da quelli attuali».

Luca Leggero, produttore di Erbaluce, a Villareggia: «Alla base del no allargamento delle aree di produzione dell’Erbaluce c’è il rischio della perdita di identità del nostro territorio. Oggi l’Erbaluce di Caluso è una risorsa per il nostro territorio. Le denominazioni di origine Erbaluce sono un formidabile punto di forza e di valore per il Canavese. Solo dalle viti a dimora nel Canavese viene prodotto l’Erbaluce. Regalare una dizione di questo tipo a territori che tradizionalmente non sono vocati alla produzione di Erbaluce, significherà automaticamente svalutare il nostro prodotto e il nostro territorio. Erbaluce di Caluso è anche il nome esatto della denominazione di origine: non ha senso regalare questo nome a nessuno perché solo noi abbiamo l’esclusiva per la produzione di questo vino che è uno dei più grandi bianchi d’Italia».

Mario Gnavi, produttore di Erbaluce, di Caluso, vice presidente della Cantina Produttori Erbaluce di Caluso e componente del cda della cantina, premette: «Rispetto alla proposta di allargamento, abbiamo preso la decisione di far votare tutti i soci, coloro che non saranno presenti in assemblea saranno comunque contattati. Rispetto a questa vicenda oggi siamo a un punto di svolta». Fatta questa premessa, Mario Gnavi prosegue cosi: «Io esprimo la mia perplessità sulla possibilità di procedere con la liberalizzazione della denominazione del vitigno Erbaluce. Per tanti motivi. Sono anni che la richiesta viene ripresentata. Questo tira e molla deve finire. Ritengo importante chiedere alla controparte interessata alla liberalizzazione di presentare dati e numeri oggettivi a sostegno di questa richiesta. Vogliamo sapere quali vantaggi porterebbe l’eventuale l’allargamento della zona di produzione dell’Erbaluce. E una cosa che ho sempre chiesto in tutti questi anni, ma sinora nessuno mi ha mai fornito spiegazioni in merito». Mario Gnavi aggiunge: «Negli anni l’allargamento era chiesto da aziende del novarese, oggi la richiesta arriva anche da produttori aderenti al Consorzio per la Tutela e la valorizzazione dei vini Docg di Caluso e Doc di Carema e Canavese. Per decidere avremo bisogno di una maggioranza qualificata. Se la proposta verrà approvata sarà concessa la possibilità di scrivere Erbaluce di Caluso sulle bottiglie di vino oggi prodotte nei territori di altri comuni del Canavese – oltre ai 36 che oggi fanno parte della Docg - che ora producono Canavese bianco, nei vigneti dei Comuni novaresi che ora producono Colline novaresi e ai territori vercellesi che oggi producono Coste della Sesia».

Davide Gamerro, produttore di Erbaluce, con le vigne a Caluso, afferma: «La proposta di allargamento riguarda superfici vitate dei colli novaresi che poco hanno a che fare con i territori vitati dell’Erbaluce di Caluso. Le nostre vigne sono basate sulla tipica pergola canavesana, dove la parte manuale è ancora molto importante, mentre chi chiede l’allargamento coltiva i vigneti con una metodologia prevalentemente industrializzata. Con il via libera allargamento avremo sul mercato due prodotti nettamente diversi con lo stesso nome: questo è il problema. Non ha senso chiamare con lo stesso nome due prodotti diversi per luoghi di produzione e per metodologia di coltivazione. Io sono un giovane e in questi anni ho molto investito sull’Erbaluce di Caluso. L’allargamento inevitabilmente sminuirebbe il valore degli investimenti. La decisione rispetto alla richiesta di allargamento va presa nel più ampio e condiviso modo possibile».

Mauro Canale, produttore di Erbaluce, con vigneti a Piverone, afferma: «Io sono contrario a un allargamento a scatola chiusa. Dovremo valutare bene i pro e i contro. L’Erbaluce è una risorsa del Canavese e prima di perderla mi piacerebbe ragionare un attimo per capire se veramente è utile l’allargamento dei territori per la produzione dell’Erbaluce. Per decidere occorrerà riuscire a capire se l’apertura a nuovi produttori potrà portare o meno un ritorno positivo dell’attuale situazione di mercato. In questa zona abbiamo lavorato trent’anni per legare le produzioni vitivinicole al territorio. Sono quindi titubante rispetto al fatto che, ora, di punto in bianco, si vorrebbe allargare la zona di produzione di questo vitigno autoctono».

Sergio Barone, vice presidente di Coldiretti Torino, chiude così i commenti: «Coldiretti è a fianco dei produttori vitivinicoli locali in questo momento chiamati a difendere le loro produzioni. Invece di scegliere di ampliare i territori di produzione dell’Erbaluce meglio sarebbe lavorare per valorizzare l’Erbaluce di Caluso, preziosa e insostituibile risorsa per tutto il territorio Canavese».

 

-68-ColdirettiTorino2021

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